La battaglia di liberazione dei 5 stelle. Fake o realtà?

E se non stessimo riconoscendo i nostri partigiani moderni?

di Filippo Giannetti

m5spartigianiLa storia ci insegna che la storia ritorna. Ma sappiamo cogliere realmente quando tutto questo accade? O meglio, i contemporanei percepiscono lucidamente quando la storia si fa? Ne riescono a capire la forza dirompente? Sentono le esplosioni del cambiamento e l’odore della nuova aria che tira?

Sono interrogativi difficili da affrontare quando si è immersi in una nebulosa che ci imprigiona il campo visivo da almeno due decenni. Ma già il dubbio sarà portatore di una consapevolezza diversa nell’affrontare il presente.

Partendo da lontano mi immergo negli anni ’40. Italia. Nell’orrore della guerra. Di quella guerra poco italiana, in cui poco abbiamo fatto; in quella guerra in cui niente abbiamo guadagnato e molti abbiamo perso. Fino all’armistizio.

Da quel momento inizia un movimento di liberazione del paese che vede gli italiani organizzarsi in maniera diretta per liberare il paese dalla morsa tedesca e repubblichina.

Elemento fondamentale di coesione tra i partigiani fu l’antifascismo e il rifiuto totale della disastrosa “guerra fascista” subalterna all’alleato tedesco. Si organizzarono rifiutando le vecchie gerarchie e assegnando ruoli e comando in base alle capacità dimostrate sul campo e dal consenso dal basso di tutti i membri combattenti. E combatterono. Combatterono affianco di chi li aveva già capiti, e contro agli invasori e  gli italiani che ancora non li avevano compresi.

Intanto sul fronte fascista si ordinò, per la nasci-moritura Repubblica Sociale Italiana, il richiamo alle armi delle leve ’23-’24-’25. Ma fu un disastro sia per numeri che per motivazioni.

Questo è un periodo storico che in Italia con estrema difficoltà viene definito guerra civile, nonostante lo sia stato in quasi tutti gli aspetti, perché in fin dei conti molti furono gli scontri tra italiani e italiani.

Con l’occhio esterno dell’oggi non avrei dubbi nel dichiarare in quale fazione avrei profuso le mie energie. E’ altresì indubbio che tra pressioni varie, biografie personali ed estrazione sociale, fare quella scelta di campo, in quegli anni, non sarà stato facile affatto. E provate ad immaginare quale potrebbe essere lo stato d’animo oggi, di un concittadino, un italiano come noi, nel sapere di aver magari combattuto nella compagine sbagliata per miopia o codardia. O peggio, per tornaconto personale.

Da questa breve analisi della nostra storia possiamo vedere come i punti di contatto con il presente sono notevoli.

Provate solo a cambiare gli interpreti nel seguente modo:

anti-fascista > anti-politica

comitato di liberazione > movimento 5 stelle

vecchie gerarchie > vecchia politica

partigiani > Grillini

oppressore tedesco > Unione Europea, Euro, Bce (Bundesbank?)

Repubblica Sociale Italiana > Monti, Berlusconi, Bersani

richiamo alle armi > Renzi

Il tutto sembra molto chiaro e allo stesso tempo inquietante:

in un periodo in cui l’Italia è in difficoltà, in un periodo in cui l’Italia perde parte della sua sovranità dovuta allo strapotere di forze esterne quali EU, Euro e Germania, si insinua tra gli italiani un sentimento di anti-politica contro quei partiti politici che non hanno saputo valorizzare il paese e non hanno saputo ascoltare il malcontento popolare. Si organizza quindi un movimento atto ad incarnare la sintesi di tutto quello che la vox populi vorrebbe. Un po’ disorganizzato e per niente organico, ma scelto dal basso. Il vecchio establishment politico cerca di correre ai ripari, ma neanche le nuove facce possono ormai sedare il malcontento: e si fa dilagante l’appoggio ai nuovi che incombono. Evviva! I nuovi ci hanno liberato. Viva i nuovi, viva l’Italia.

Ma attenzione,

prima di rispondere alla domanda -Ma allora starò riconoscendo i nuovi partigiani?-,  non dimentichiamoci di chi sta dietro al movimento 5 stelle. E non mi riferisco a Grillo, ma a Gianroberto Casaleggio, un fine e visionario comunicatore, che con molta probabilità già prima della nascita del movimento aveva scritto il copione dei nostri giorni. Per lui un’analisi del genere è all’ordine del giorno e probabilmente ogni mossa dello scacchista Grillo era già nella sua testa da anni. Questo per Casaleggio è semplicemente lavoro: trovare un format che funziona e riproporlo. Si deve solo cambiare gli interpreti, ma se la storia ha già funzionato, le possibilità di insuccesso sono praticamente nulle. Speriamo solo che nessun fine oscuro abbia mosso la Casaleggio Associati in questo chiaro esercizio di stile.

Quindi, aspettate ancora un po’ prima di rispondere alla domanda, dobbiamo ancora capire se trattasi di fake o realtà.

Pubblicato il 10 aprile 2013, in analisi politica con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. un meritato premio per un blog dal punto di vista originale e interessante http://lapolirica.wordpress.com/2013/04/10/premio-the-versatile-blogger/

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