Incontro Bersani-Berlusconi: inciucione via Quirinale?

di Daniele Di Biasi

Siamo in odore di inciucione e gli itabersani-berlusconiliani stanno con l’orecchie ben tese a cogliere ogni minimo segnale. Il M5S lo brama come un assetato di fronte a un po’ d’acqua nel deserto, metà del PD comincia a chinare la testa e nel PDL non vedono l’ora. Eppure il giaguaro e il suo smacchiatore escono dall’incontro rimanendo ognuno nelle proprie posizioni. Allora di cosa hanno discusso per oltre un’ora?! Semplice, del prossimo Presidente della Repubblica. Il sistema democratico in cui viviamo non consente di ignorare i quasi otto milioni di elettori del centro-destra e quindi viene in mente la prima riflessione; i presidenti delle Camere non sono stati fin troppo affabilmente concessi al PD? Ma non è che il sig B voleva spostare tutto il proprio peso politico sulla cosa che più gli premeva (ovvero l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica)? Ma non è che tutti i segnali d’apertura nei confronti del governo-inciucione col PD sono solo parte di una manovra per arrivare al Capo dello Stato “condiviso”, “rappresentativo di tutto il popolo italiano”, “moderato”? La cosa sta cominciando a puzzare. Lo scenario più probabile è quello in cui il futuro Presidente (“condiviso” da PD e PDL) troverà la strada per il famigerato governo di larghe intese e il M5S potrà (finalmente) interpretare a dovere il ruolo dell’oppositore duro e puro. Nel frattempo il sig B si sarà garantito (via Quirinale) la propria esistenza nel mondo dei liberi e la sua (ennesima) missione risulterà compiuta. Quindi non sarà di suo interesse neppure se si dovesse tornare alle urne e neppure, ancora, se dovesse vincere. In caso di sconfitta farebbe addirittura BINGO! Stare all’opposizione di un governo Renzi equivarrebbe a cinque anni (nei migliori sogni del Sindaco d’Italia) di vacanza dorata (tanto per cambiare). Comunque balleranno circa cinque milioni di voti nell’eventualità di una nuova tornata elettorale. Monti è sepolto, Ingroia e Giannino non ne parliamo, Di Pietro e Fini saranno in vacanza (a spese nostre) e i loro elettori dovranno orientarsi verso nuovi orizzonti. Quello che è chiaro è che a fronte di un Capo dello Stato “favorevole”, il sig B avrà già vinto e “tutto il resto è noia” (Franco Califano, Tripoli 14 settembre 1938 – Acilia, 30 marzo 2013).

www.DanieleDiBiasi.com

Pubblicato il 10 aprile 2013 su analisi politica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Sergio Tanzini

    é vero che dalla politica ci si può aspettare di tutto (la politica quella di oggi) non la buona politica quella in sostanza che pensa al bene comune, tuttavia non credo che si arrivi a tanto, cioè ad un bieco accordo tra B e B per un governissimo che sarebbe sicuramente la fine del PD la condivisione di una figura importante per il Quirinale è una cosa, la formazione del governo è tutt’altro. Il nuovo Presidente se è una persona corretta deve ripartire da dove si è fermato il precedente che da pusillanime non ha avuto il coraggio di dare mandato pieno a Bersani e di farlo presentare in Parlamento.Bersani ,non solo ha vinto le primarie,ma è anche il leader del partito che ha avuto più suffragi e quindi legittimamente pretendente all’incarico di Presidente del Consiglio ed è giusto che si sottoponga ,con il suo programma al giudizio dei gruppi parlamentari.

  2. Caro Sergio,
    premettendo che la buona politica ha perso la strada di casa (purtroppo) e non abita più in Italia (almeno ai piani alti) ti ringrazio di aver puntualizzato alcune cose che poi, di fatto, si stanno verificando. Dalle parole di Bersani, pronuncite in più di un’occasione pubblica, si evince chiaramente la ferrea volontà di non piegarsi a nessun governissimo, inciucione o larga intesa che dir si voglia. Questo ha portato ugualmente alla frattura interna del PD… e non è detto che sia un male! La fazione Bersani-Barca vuole portare il partito a “navigare” in acque più a sinistra mentre Renzi, i renziani e i cosiddetti “responsabili-moderati” (scusa l’orrenda definizione…vengono i brividi anche a me!) non disdegnano i vari appoggi PDL che, sicuramente, pagheranno (anzi… pagheremo) a caro prezzo. In questa situazione di conflitto interno al PD c’è da scegliere il prossimo Presidente della Repubblica ed è chiaro che saranno proprio queste dinamiche (unitamente al rilevante risultato delle “Quirinarie” M5S) a determinare se sarà un Presidente “degli italiani” (Bonino? Prodi?), un Presidente “dell’inciucio” (D’Alema? Marini? Violante?Ecc ecc ) o un Presidente “della Costituzione” (Rodotà? Zagrebelsky?). Una volta (a giorni ormai) eletto il nuovo Capo dello Stato potrebbero aprirsi i seguenti scenari:
    1) Presidente “degli italiani”: incontro con le parti politiche e tentativo di governo (probabilmente tecnico)
    2) Presidente “dell’inciucio”: tragico governissimo che se va bene sarà inutile e se va male sarà dannoso!
    3) Presidente “della Costituzione”: tentativo di governo per la riforma della legge elettorale (principalmente) ed elezioni subito successive.
    Purtroppo non credo che Bersani, come dici tu giustamente, possa oggi essere nuovamente investito del compito di formare un governo. Il “pusillanime” Napolitano non ha fatto altro che ribadire l’atteggiamento adottato durante il proprio settennato (i dieci -inutili- saggi ne sono la dimostrazione) ed il nuovo Presidente avrà il dovere di cominciare da capo… inteso sia “dall’inizio” che da vero “capo” dello Stato.
    Saluti!

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