Renzi: un identikit dal passato

Ovvero il purosangue dell’annacquato centrosinistra scalpita vigoroso ai blocchi di partenza

di Martina Tanzini 

renzi12Intorno a lui solo l’enorme vuoto politico lasciato da una gerarchia stanca e poco abituata a dover sgomitare. La nomenclatura PD ha sperimentato, apprezzato e infine implementato in pianta stabile tattiche di non-belligeranza, accordi sottobanco, in buona sostanza una politica inciuciona che ergendosi con esperto paternalismo opera per il bene del popolino inconsapevole e ignorante (come? Poco importa).

In questo gioco malato dove l’unico a perderci è il micro mondo PD si inserisce la figura di Renzi.

E qui mi prendo una pausa dall’attualità per parlarvi di lui, di MATTEO (è l’unico politico che ho sentito chiamare in trasmissioni di approfondimento col nome di battesimo.)

Matteino è un democristiano. Un democristiano di Rignano sull’Arno. La sinistra la conosce bene: l’ha vissuta, l’ha respirata, l’ha subita. Quando il rosso toscano ha iniziato a sbiadirsi e Prodi è sceso in campo il giovane rampante ha trovato finalmente un luogo dove le sue doti di comunicatore potevano essere veramente utili, un po’ come successe a B. quando Craxi scappò in Tunisia. L’unica differenza è che Renzi non lo ha fatto per salvarsi dalla galera.

La vecchia politica l’ha allattato per tutti gli anni della sua formazione, l’ha rallevato, come si dice in Toscana, e gli ha fatto ricoprire incarichi di tutto rispetto. Iscritto al PPI, nel 1999 ne diventa il segretario provinciale a 24 anni. Da non dimenticare alcuni nomi tra i dirigenti nazionali del partito: Martinazzoli, Buttiglione, Bianco, Marini, Castagnetti, tutti, con qualche eccezione, confluiti nella Margherita. E’ uno sgomitatore instancabile il nostro Matteo, è riuscito a trovare il suo spazio all’interno dei partiti più pachidermici della storia d’Italia per poi consacrarlo nella sommatoria degli stessi, cioè il PD.Renzi de filippi

Ora si gioca tutto! E’ rimasto al fianco di Bersani sino alle elezioni, conosciuti i risultati, riparte con la crociata personale per il rinnovamento. Renzi ha letto più di una volta il blog di Beppe Grillo ve lo assicuro! E tenta le nozze coi fichi secchi: “Rottomiamoli tutti! Ma me no, ven via!”

Mi ha sempre ricordato “il pesce piccolo” dei telefilm polizieschi americani che, considerando il suo reato minore (vd. biografia), contratta l’immunità con gli italiani bollando come pericolosi matusa i suoi padri putativi.

Piace Renzi. Piace tanto anche a destra. Mi arrovellavo leggendo i suoi interventi per capire come e perché piacesse al pdl e soprattutto ai giovani. E una sera, dopo notti insonni e il manuale di comunicazione politica come cuscino….TOH! Guarda chi c’è ad Amici con la giacchettina di pelle, i jeans attillati a sigaretta e gli scarponcini a punta: la DeFilippi in disparte conta i soldi della serata, Luca Argentero con l’occhio birbo e pensoso osserva la scena e la miciona Ferilli che…bah sinceramente cosa la Ferilli pensi non oso immaginarlo. Ma guardatelo… che ganzo! ma che fa? Assiste alla puntata? No, ha un microfono in mano… e che fa? Canta? Balla? Nossignore… sfiocina la sua specialità. Recitazione. Un pippone sulla speranza, il talento e la meritocrazia…in Italia, più un blando apello affinchè i giovani “diano una mano ai politici a rendere migliore questo paese” ebbene si! largo ai giovani! Poi se ne va. Lasciandomi lì in balia di uno sgomento strano, un’inquietudine interiore per la mia incapacità di leggere quanto è accaduto. Ma forse le 28enni che non guardano Amici neanche a piangere e parlano di politica da quando riescono a tenere una penna in mano non erano il suo target quella sera.

Renzi E’ un furbo che parla decentemente l’italiano colloquiale ed altrettanto decentemente il politichese.

Ha saputo inserirsi nei varchi giusti e leggere il cambiamento d’opinione con sufficiente anticipo da non affondare insieme alla nave nella tempestosa fase “antipolitica”.

Contrariamente a Berlusconi non ha bisogno di essere sedato e monitorato per acquietare le baggianate che gli escono dalla bocca e la sua toscanità di certo lo avvantaggia nel sembrar simpatico. E, pur essendo un dirigente in aspettativa dell’impresa che fu della sua famiglia, non ha bisogno di incarnare lo stereotipo dell’industriale che si è fatto da solo, favoletta che piace tanto agli americani milanesi, ma che dalle nostre parti (toscana ovviamente), avrebbe rappresentato ancora lo spauracchio del “padrone”. E tutto questo Matteino lo sa.

Inoltre non essendo un buonista, ha quel che di bastardaggine che ai pdellini fa perdere la testa.

La stampa nazionale di questi giorni continua a ricordarci le 3 alternative possibili per il futuro del nostro Matteo:

1.Come Segretario e Premier del PD

2.Segretario Barca e Renzi premier

3.La scissione e la fondazione di in un nuovo partito sfruttando i finanziatori e la macchina organizzativa già messa in moto per le primarie.

Quest’ultima ipotesi è quella che preferisco, non vedo l’ora di vedere Matteino che veleggia in solitaria, senza il partito che ogni volta che lui scappa di casa lo accoglie nuovamente con un affettuoso buffetto sulle guance da genitore apprensivo. In questi caso troverebbe in Pierferdy Messes (per gli anglofobi leggasi Casini) un fulgido esempio da seguire.

Chissà che allora non si incominci (non a caso evito il “ritorni”) ad avere una SINISTRA vera in Italia. Stesso auspicio faccio alla destra, per la eventuale e desiata scomparsa di Berlusconi dalla vita politica che forse farebbe ritornare i conservatori agli antichi fasti.

Pubblicato il 9 aprile 2013, in analisi politica con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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