Tav?

di Daniele Di Biasi

tavNO TAV? SI’ TAV? Ma quanti di noi sanno veramente di cosa stiamo parlando? La questione è spinosa e provoca barriere politiche tra le formazioni. Cos’è esattamente questa TAV, o meglio, questo TAV (Treno Alta Velocità)? E’ una tratta di collegamento su rotaia da Torino a Lione e più che di alta velocità, la questione è spostata sull’Alta Capacità, intesa come tonnellate di merci trasportabili su rotaia (praticamente una TAC)! Quanto ci costerebbe?! Questa è la prima domanda a cui dobbiamo dare risposta. L’ultimo progetto parla di solo trasporto merci e la versione “light” prevedrebbe una spesa di circa 8,5 miliardi di euro di cui “soli” 2,8 stanziati dalle casse italiche. E’ un costo esagerato? No. Possiamo permettercelo? Ancora no. In Italia sono numerose le opere utili che avrebbero bisogno di fondi e, inoltre, non è pensabile imbarcarsi nella costruzione di una così gigantesca infrastruttura senza avere a disposizione i fondi necessari già blindati (cosa che non può verificarsi per varii motivi). Ma allora quanto ci costerebbe non farla più?! I costi di recessione dell’opera sono stimati in circa 200 milioni di euro. Ma la nuova tratta sarebbe davvero utile?! Questa è la vera domanda da tre miliardi di euro. Nel 1971 è stata inaugurata (ed è tutt’ora in attività) la linea Torino – Modane (traforo del Frejus) che collega l’Italia alla Francia e da cui passano la quasi totalità delle merci su rotaia. Dal 2000 ad oggi le tonnellate scambiate sono precipitosamente diminuite da 8 milioni a 2,5 milioni per una tratta che avrebbe la capacità di trasportare fino a 20 milioni di tonnellate. Praticamente quasi il 90% dei treni percorre il tracciato completamente vuoto. La prima obiezione viene dunque spontanea; ma se nessuno usa la Torino – Modane vogliamo spendere un patrimonio per farne una simile?! Domanda lecita. Dobbiamo inoltre aggiungere che per motivi strutturali non è attualmente possibile che i treni francesi possano sfruttare l’alta velocità in Italia (e viceversa) visto il differente tipo di alimentazione energetica. Analizzando il traffico delle merci italiane ci scontreremo con l’ulteriore dato che il trasporto su rotaia è al suo minimo storico (circa l’8%) mentre c’è un continuo, e finanziato anche dallo stato, incremento di trasporto su gomma. Non solo i governi non stanno attuando nessuna politica di inversione di tendenza (che renderebbe il progetto TAV molto più comprensibile e digeribile) ma anzi, proprio in Val di Susa, si sta ampliando l’autostrada per la Francia (a dir poco una contraddizione). Non regge quindi l’ipotesi che potrebbe esserci un risparmio di emissioni inquinanti e sono sempre di più gli ambientalisti che dichiarano che alla fine della fiera le emissioni di CO2 derivanti dalla costruzione della faraonica infrastruttura sarebbero più o meno le stesse causate dal trasporto su strada. Ma la costruzione del TAV non porta posti di lavoro? notavvvvCerto, domanda lecita ma se si guarda solo all’occupazione di breve periodo si rischia di avere una visione distorta di scelte che incidono sul territorio e sulle imprese in relazione al lungo periodo. Per cui questo non può essere un parametro valido nella scelta delle grandi opere. Restano ancora tre significativi dettagli. Il primo è che la tratta dovrebbe far parte di un progetto più ampio per il trasporto merci da Lisbona a Kiev, e nessun altro paese avrebbe accolto l’impegno (nemmeno gli stessi francesi, tra l’altro). Quindi starebbe a noi cominciare un’opera per la quale non abbiamo né fondi né rassicurazioni future. Il secondo punto è quello inerente alle milioni di tonnellate di detriti che il traforo comporterebbe. Le analisi geologiche hanno evidenziato che bisognerebbe scavare un tunnel di 57 km attraverso la montagna composta da amianto ed altri materiali tossici. Come smaltiremo questi inerti? Che incidenza avranno i lavori sulla salute dei cittadini delle zone circostanti? Che danno ne ricaverà il florido turismo? Si stima che, a prescindere dal resto, si verificherà un incremento del 10% delle malattie cardiovascolari e respiratorie sia per i lavoratori che per i residenti. L’ultimo dato (a mio avviso il più indicativo) sta nei precedenti storici italiani. Il TAV rischia di diventare l’ennesima emorragia di denaro pubblico derivato dai meccanismi di “magna magna” tipici del fare infrastrutture in Italia. Si prenda ad esempio la tratta ferroviaria Torino – Milano. Ebbene la costruzione di quest’ultima è costata ben 73 milioni di euro per ogni km contro una media europea che oscilla tra i 7 e i 9 milioni. Qualsiasi altra parola sarebbe ridondante. La conclusione è che un’opera di tale incidenza e portata dovrebbe essere discussa a tavolino da una politica di livello un tantino più elevato di quella che ci ha portato sull’orlo del baratro. Aspettando periodi migliori si può solo sperare che gli interessi dei soliti pochi non vadano a scapito del benessere e della salute dei soliti molti.

www.DanieleDiBiasi.com

Pubblicato il 8 aprile 2013 su analisi politica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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