Bersani premier con Alfano vice

In ogni altro paese sarebbe possibile, ma in Italia sarebbe l’inizio della fine

di Filippo Giannetti

(da spuntopolitico.blogspot.it 26 Marzo 2013)

Per molti sarebbe un incubo, per molti altri un’exit strategy geniale, per i neo-altri il suicidio della partitocrazia. Ma alla fine per tutti sarebbe una lunga perdita di tempo.

In Italia non esiste un bipolarismo, ma esistono due poli che attirano più o meno elettori e più o meno movimenti o piccoli partiti. Il Pd con le radici a sinistra e il cuore sempre più al centro e con qualche piccolo tocco di neo-liberismo. Il Pdl, senza radici politiche, ma con un esaltante condottiero che ha colmato un vuoto politico e ridato ( e ritolto e ridato e ritolto) la speranza agli italiani. Fuori da loro, movimenti più o meno bizzarri e mirabolanti partiti personali dall’effimera durata.

Nessun movimento altro aveva mai superato la barriera del 20% dal ’94 ad oggi e questo ha fatto si che il gioco di forza Pd e Pdl potesse continuare costantemente per quasi un ventennio. E’ stato un confronto fatto di eterna ostilità. Di colpi bassi, di strumentalizzazioni, di guerra senza quartiere, senza nemmeno tenere fuori vita privata e familiari. Una roba da faida. Ma il tutto a salve. Perchè sarebbe ingiusto non affermare che ognuno di loro qualche scheletro nell’armadio da proteggere l’aveva e quindi nulla di concreto è stato fatto nè dall’una nè dall’altra parte.

Un esempio? Il PD hai mai fatto una legge sul conflitto di interesse? No, mai. Il Pdl ha mai fatto una legge sulla separazione delle carriere? No, mai.

In questo insulso e ventennale battibecco si è inserito di prepotenza un movimento nuovo. Beppe Grillo ha saputo colpire al cuore della gente e stuzzicare la materia grigia. Ha insegnato che si può anche fare, vedere e pensare in un altro modo, più semplice, efficiente e sincero. Che si può viaggiare senza benzina, che la Tav non serve, che i rifiuti possiamo non bruciarli. Che chi commette crimini non dovrebbe ricoprire cariche pubbliche e che per i partiti non servono tutti quei soldi.

Ma di questo, cosa ce ne facciamo ora? Niente. E perchè? Perchè Grillo non vuole contribuire alla crescita e la valorizzazione del dibattito politico in modo corale, valorizzando le virtù inespresse del moribondo Pd. Ma attende che si autodistrugga. Anzi che si disintegri azzardando l’inazzardabile. Un governo Pd-Pdl.

In ogni altro paese democratico certamente un governo di larghe intese non si sarebbe affatto attendere e nessuno avrebbe mai gridato allo scandalo. In Italia invece questo non è possibile. Pd e Pdl hanno lottato troppo a lungo creando nell’immaginario politico dell’italiano l’eterno dualismo Camillo-Don Peppone. Quando parlo di lottare naturalmente mi riferisco a quella lotta che nulla ha a che spartire con il pugilato, dove gli avversari cavellerescamente a fine gara si abbracciano, ma sul ring se le danno di santa ragione. E sinceramente neanche a quei combattimenti all’ultimo sangue dove finchè l’avversariao non è a terra agonizzante, si continua a sferrar colpi feroci. Qui, in Italia, abbiamo assistito per un bel ventennio ad un combattimento di wrestling. Un grande spettacolo questo è indubbio, ma per lo più organizzato dove ogni colpo dell’avversario è già stato pianificato a tavolino. Dove il fervore e l’ardore è stato sapientemente guidato dai politici-attori. Purtroppo oggi però il copione non c’è più. Grillo non è disposto a prendere parte al carrozzone mediatico del circo della politica. Lui fa sul serio. E gli altri non ci sono abituati.

Per il Pd si avvicina un momento storico veramente delicato. Dovrà scegliere se allearsi con il suo peggior (?) nemico o iniziare a menar colpi da vero. Nel primo caso, tra la delusione dei più, darà la vittoria politica a Berlusconi, che nonostante il non esaltante risultato elettorale, si troverà nella sala dei bottoni con un energico e vivace Angelino Alfano. Se Bersani, per ingordigia e paura, si ritrovasse gomito a gomito con il suo giaguaro, è indubbio che le sorti del suo partito tenderebbero alla mimesi con il niente dando pienamente ragione a Grillo e dando linfa vitale per il rafforzamento dell’aspra battaglia ai partiti mossa dal M5S.

Nella seconda ipotesi, il buon Gargamella potrebbe dare un segnale di alto spessore morale e rispetto delle istituzioni. Potrebbe iniziare con alcune riforme proposte dal M5S che trovano largo consenso tra le maglie del PD, proporsi di dare una nuova legge elettorale al paese e molte altre cose che potrebbero impensierire il buon Silvio. Certo è che, come dicevo, chissà quali scheletri nell’armadio avrà il Pd dopo vent’anni di inciucio. Non è dato sapere la forza deflagratoria delle armi in mano al Pdl. E anche questo sarà da valutare. Chissà se per il Pd il gioco varrà la candela. E in più, chissà se Grillo farà da spalla ad un pensierosissimo Bersani.

Forse votare in effetti sarebbe la cosa più facile. Ma provarci è ormai un obbligo per il Pd, e non da poco. Muoversi bene ora vuol dire vincere domani. E questo vale per tutti, italiani inclusi.

Voti:

Bersani: 5.5

si nasconde dietro il compagno di classe ma interrogato risponde benino alle prime domande, poi suona la campanella, si continuerà dopo un breve intervallo

Berlusconi: 7

la materia la conosce alla perfezione, attende il suo turno e sa quando e come intervenire

Grillo: n.g.

verrà valutato dopo Bersani Pier Luigi, al momento mostra un comportamento irrequieto nei confronti della classe

Pubblicato il 28 marzo 2013 su analisi politica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. E NAPOLITANO? E RENZI? E DELL’UTRI?
    Mancano a questa interessante analisi tre uomini del momento. Il Capo dello Stato si sta già preparando ad un “governo del presidente” vista la paura che dopodomani lo smacchia-giaguari si presenti alla consultazione senza i numeri per governare (a meno di un miracolo nella giornata di domani con l’incontro Bersani-M5s). Sarà un altro “monti” o si sarà imparata la lezione?! Chi vivrà, vedrà! Renzi invece è in piena campagna elettorale; non va all’assemblea “dei capi”, lancia messaggi di STR-apertura al PDL (cioè a se stesso) e scalda i motori in attesa del disastro politico del secolo: la fine definitiva finita del centro-sinistra (anzi della sinistra più che altro). Lo scenario del voto apre a questa ipotesi; Renzi a capo del PD non impiegherà troppo tempo per abbracciare il PDL e smobilitare il partito più grande d’Italia. Non è detto che da questa disfatta non tornerà in auge la sinistra, quella vera, che vedendosi “epurata” dal PD potrebbe tornare a riorganizzarsi in un partito con identità più definita. In fin dei conti la tendenza degli ottimisti è sempre quella di vedere il bicchiere mezzo pieno ed io, quest’anno, sono il più sciocco dei sognatori. Il buon Dell’Utri invece?! Che c’entra in tutto ciò?! C’entra eccome! Lui è la parola FINE all’ultima micro-possibilità che il PD tenda la mano al PDL (la condanna in appello per il fondatore di FI renderebbe indifendibile l’eventuale scelta di Bersani per le “larghe intese”). Il quadretto è completo e bello intricato anche se si ha l’impressione (inteso per coloro vicini al m5s) che ad un eventuale gesto di buona fede del PD (rinuncia ai rimborsi elettorali o dimezzamento dello stipendio dei parlamentari o simili) il dialogo con m5s si aprirebbe di slancio. Vive ancora una grande occasione; cambiare davvero la triste politica di questo triste paese… se questo non succederà, ognuno di noi saprà a chi dare la colpa… personalmente applaudirò al PD e agli “amici” del m5s.

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